SP39 - THE MILD - Coffin tree - LP 12"


Dopo averci stupito un paio di anni fa con l’EP “Left To Starve”, i veneziani The Mild giungono ora al debutto sulla lunga distanza, per riprendere il discorso lasciato in sospeso: “Coffin Tree” è un disco di 10 tracce che si muove con disinvoltura e senza concedere alcun calo di tensione tra grindcore, powerviolence e crust d-beat, il tutto suonato con un’attitudine smaccatamente punk, che enfatizza l’impatto diretto della loro proposta. A farla semplice, si potrebbe parlare di “hardcore metallico”, ma la definizione non riuscirebbe comunque a reggere il confronto con le molteplici influenze che il nostro power-trio veneto riesce a far convergere all’interno di questo disco, che sa strizzare l’occhio anche in direzione noise e, a tratti, non disdegna riff con un retrogusto decisamente 70’s, senza perdere tuttavia in coesione e coerenza. Sicuramente un ascolto vale più di mille parole, e non ascoltare un disco come “Coffin Tree” sarebbe decisamente un errore.


SP37 - GERDA - Black queer - LP 12"


I Gerda sono un caso più unico che raro in Italia: basti dire che suonano assieme da vent’anni, senza mai aver sostenuto alcun cambio di formazione e senza mai essersi concessi prolungati periodi di inattività. Con Black Queer arrivano al pregevole traguardo del quinto album in studio (ma si possono contare anche diversi split all’attivo, con band come Moe, Lleroy o Dead Like Me): la formula resta quella che li contraddistingue dagli albori, basata su un noise sanguigno, declinato con veemenza punk e condito da una certa sfacciataggine tipica dell’hardcore. Tuttavia, Black Queer ci mostra anche dei lati ad oggi inediti del quartetto di Jesi, che a tratti sembra volerci mostrare una prospettiva nuova e più intima di sé, quasi introspettiva, sempre carica di tensione ma, talvolta, ridimensionata nella sua ferocia: la grammatica della band resta quella che abbiamo imparato a conoscere e riconoscere nel corso di questi 20 anni, ma il tono di voce utilizzato in questo disco sa essere autoritario anche quando non sente il bisogno di alzare la voce. Per un gruppo che ha questa storia e questo percorso, citare band di riferimento potrebbe risultare inopportuno ed inappropriato: i Gerda hanno già tracciato da tempo la rotta che segna il proprio viaggio, plasmando un suono che appartiene solo a loro.


SP36 - KINT - B-SIDE - DIGITAL EP


I Kint sono una band di recente formazione, i cui membri provengono però da precedenti esperienze in gruppi come The Death Of Anna Karina e Redline Season. La loro proposta è in grado di combinare un mix letale di blues, post-punk e noise , con loop sballati a fare da contorno al tutto. “B-Side” è un EP digitale, registrato in presa diretta in sala prove, che anticipa l’album di prossima uscita “Stoned Immaculate”, che vedrà la luce nel corso del 2018.
Per il momento, si tratta di quindici minuti di musica che rappresentano un ottimo biglietto da visita per i Kint, in attesa del disco di debutto. “B-Side” contiene anche il video della traccia inedita Glass Bones, ripreso live durante le sessioni di registrazione dell’EP.

SP35 - MONTANA - La stagione ostile - LP 12"



Terzo disco sulla lunga distanza per i Montana, nonché il primo pubblicato dopo il radicale cambio di formazione avvenuto un paio di anni fa: il suono si irrobustisce e si fa più corposo, mentre i riferimenti al r’n’r si diradano a favore di insoliti spiragli verso un certo post-hardcore. Un’evoluzione c’è, sicuramente, ma questa non snatura il background della band: si percorrono nuove direzioni senza, però, dimenticarsi il percorso da cui si proviene. Dieci nuove tracce (inclusa una cover dei Butthole Surfers!) a cavallo tra punk, hardcore e noise si accompagnano a testi che indagano, con cinismo e disillusione, le relazioni ed i quotidiani scontri tra esseri umani: ne risulta un disco piuttosto teso e diretto, perfetta colonna sonora per l’arrivo di una stagione ostile.


SP34 - BENNETT - Same titled - LP 12"



I Bennett esordiscono con questo EP omonimo utilizzando una formula tanto semplice quanto vincente: grandi melodie, suoni grassissimi e voce urlata. A dare valore aggiunto a questa formula c’è l’esperienza ed il songwriting di musicisti ben navigati, già attivi per anni in band come Disquieted By, Chambers e Autumn Leaves Fall In. Queste prime sei canzoni a nome Bennett denotano una personalità piuttosto marcata, a discapito della recente formazione del gruppo: difficile fare riferimenti, l’amore per band come Torche o Drive Like Jehu può sembrare evidente ma la declinazione della proposta Bennett prende poi la propria strada. Se questo è vero che questo è un EP di esordio, le premesse direbbero che vale la pena prestare una certa attenzione a questo nuovo nome…